Nel mio immaginario, internet avrebbe voluto dire tornare a casa dopo la scuola, in un pomeriggio d’inverno piovoso e buio, e potere comunicare con gli amici. Quello che rendeva ancora più magica questa idea era il pensiero di potere parlare con gli altri anche alla sera tardi, un orario insolito vista la giovane età e non sentirmi mai veramente da solo. Forse è quello stesso sentimento che oggi, dopo una deriva durata molti anni, ci porta ad utilizzare i social, a controllare continuamente tutte le piattaforme come se ci fosse qualcosa di davvero importante da non potersi perdere. Viene chiamata FOMO (fear of missing out).
Eppure le premesse erano ottime: chat, pagine personali gratuite, forum tematici, addirittura scambio di file – rigorosamente di dimensioni inferiori a 1,44 Mb “così lo metto su un floppy”.
Qualcosa evidentemente non ha funzionato. I social hanno da una parte tirato fuori il lato peggiore delle persone (esibizionismo, celebrazione di sé stessi, voglia estrema di apparire e non di essere) dall’altra passano il messaggio che quello che hai o quello che fai non sia mai abbastanza, la vita del tuo “amico” è sicuramente più bella. Chiunque dice la sua nella giungla e la maggior parte delle volte senza avere alcuna competenza sull’argomento. Diventa così sempre più difficile distinguere notizie reali da quelle inventate. Si va veloce, troppo veloce.